Travelrave.me

Travelrave.me

SCARICARE SUBURRA

Posted on Author Grokazahn Posted in Multimedia


    Contents
  1. Suburra: La Serie
  2. Suburra – La Serie Film Completo In Italiano Download Gratuito Hd 720p
  3. Scaricare Hurricane - Il grido dellinnocenza il film completo
  4. Il marito della sindaca e la tv: «L’unico Matteo è nostro figlio»

Voto IMDB. Totale voti: 41 1 Estrella 2 Estrella 3 Estrella 4 Estrella 5 Estrella 6 Estrella 7 Estrella 8 Estrella 9 Estrella 10 Estrella. Non capisco davvero dove sia il problema: puoi scaricare uno o più episodi della tua serie TV preferita offline e gustarteli su smartphone, tablet e PC senza. Public Group active 7 months, 3 weeks ago Suburra – La Serie Incredibile recitazione, personaggi fantastici, trama avvincente! Roma come non . Suburra 2 download ita torrent serie TV con tutti gli episodi e stagione completa HD. Suburra 2 download mega |Suburra 2 torrent ita magnet.

Nome: suburra
Formato:Fichier D’archive
Sistemi operativi: Android. iOS. MacOS. Windows XP/7/10.
Licenza:Solo per uso personale
Dimensione del file: 36.26 MB

Stefano Sollima. Patrizio Marone. Veronica Fragola. Nell'antica Roma, la Suburra era il quartiere dove il potere e la criminalità segretamente si incontravano. Dopo oltre duemila anni, quel luogo esiste ancora. Perché oggi, forse più di allora, Roma è la città del potere: quello dei grandi palazzi della politica, delle stanze affrescate e cariche di spiritualità del Vaticano e quello, infine, della strada, dove la criminalità continua da sempre a cercare la via più diretta per imporre a tutti la propria legge.

Resta nascosto tre-quattro mesi, e un bel giorno ricompare. Il Samurai prova a recuperarlo con le buone e va a trovarlo in palestra. Gli propone un accordo ragionevole: il cinquanta per cento della proprietà della palestra e di tutto lo spaccio in cambio della pace. Pigna non sente ragioni. Si chiama i suoi ragazzotti e attacca a testa bassa. Una sera, in palestra si presenta un tipo mai visto prima. Passano cinque minuti. Pigna e i suoi cercano in tutti i modi di far parlare il tipo, che se ne resta muto come un pesce.

Finalmente, la porta si apre e arriva lui. Il Samurai. Sotto lo spolverino porta un kimono e fra le mani ha una katana, la spada affilatissima dei giapponesi.

Pigna si mette a frignare. Chiede perdono. Gli passerà la palestra, tutta la roba che gli avanza, i contatti dello spaccio. Il Samurai fa un sospiro, alza la spada, e con un colpo solo taglia la testa a uno dei ragazzotti.

Pigna scoppia a piangere. I pischelli scoppiano a piangere. Uno di loro si fa avanti e si offre al Samurai come esecutore della condanna. Il Samurai lo squadra e lo decapita. Vedi, Pigna, non ti sai scegliere gli uomini, sospira, non ti sono fedeli… A questo punto, tutti e tre, Pigna e i due sopravvissuti, tentano un attacco disperato.

Poi misero gli avanzi nei sacchi e li buttarono nel Tevere. Lothar e Mandrake fissavano il narratore, sconcertati. Raggiunsero piazzale Clodio. Gli abbaglianti del Ducato lampeggiarono tre volte in direzione della porta carraia del palazzo di giustizia, che dopo qualche secondo prese ad aprirsi lentamente.

Lo sportello interno del tribunale. Il forziere che custodiva le ricchezze e i segreti di magistrati, avvocati, notai, sbirri. Il doppio fondo di quella che chiamano Giustizia e che è solo Potere. Il Samurai ne aveva cerchiate centonovantasette. E solo quelle andavano aperte. Tutti e tre calzarono guanti neri in pelle aderente. I carabinieri che li aspettavano avevano fatto il loro dovere. Le porte blindate che davano accesso al caveau erano aperte, gli allarmi e il sistema video a circuito chiuso disattivati.

Quei due puzzavano di paura e disonore. Conoscevano il caveau a memoria. Un tipo sulla cinquantina con il vizietto della coca e delle femmine.

Aveva indicato il titolare di ogni cassetta consentendo al Samurai una cernita. Aveva fornito planimetrie e tenuto aggiornata la lista degli accessi. Aveva reso possibile il calco delle chiavi che aprivano i cancelli interni del cuore di quella banca.

Mettere le mani su quel ben di dio. Purché si facesse in fretta: la buona sorte non poteva assisterli in eterno, e anche i piani meglio congegnati possono infrangersi sul destino bizzarro. Decisero di lavorare al buio. Con la sola luce di due grandi torce marine. Come sapeva e doveva. E le prime centosettantaquattro cassette si aprirono come scatole di cioccolatini.

In un sacco di iuta finirono i contanti, dieci miliardi di lire, una montagna di gioielli e orologi. Lothar li afferrava con una voluttà sguaiata. Aveva ragione il Samurai. Botola non aveva mai visto niente di simile. Ma che se ne faceva uno come lui di quel ferrovecchio? Le quattro del mattino. Mandrake smadonnava su un paio di serrature che opponevano inattesa resistenza. Tornarono al furgone, mentre i carabinieri richiudevano alle loro spalle i cancelli e le porte blindate.

Il cancello si aprí nuovamente. Botola si sporse dal finestrino verso il carabiniere alla garitta. Portarono il Ducato nel boschetto a Monte Antenne, dove avevano in precedenza occultato la Saab pulita del Botola. Scaricarono i sacchi e li seppellirono insieme alle divise.

Lothar e Mandrake cosparsero il furgone di benzina. Cadde senza un lamento. Lothar e Mandrake erano pezzi di carne bruciata fra le lamiere. Il bottino era al sicuro, in attesa che si placasse la prevedibile tempesta. Un tempo, quella casa era appartenuta al Dandi. Botola non aveva opinioni al riguardo.

Se il Dandi non si fosse montato la testa, sarebbe rimasto ancora per un pezzo il numero uno. Ma se non si fosse montato la testa, non sarebbe stato il Dandi. Ed era da lí, da quel luogo che una volta aveva ricordato loro chi erano, da dove venivano e dove erano arrivati, era da lí che si doveva ripartire. Come una volta.

Meglio di una volta. Altissimo, indossava una camicia coreana senza il minimo alone di sudore, occhiali scuri, jeans attillati. Ne hanno parlato alla radio. Botola ci rimase male. Botola, risentito, gli porse la pistola e le cartucce.

Botola non insistette. Ce sta pure la firma! Guarda, De Chierico. Nun so se te ricordi, ma Dandi non era tipo da farsi infinocchiare dal primo falsario. Ho detto copia. È una cosa ben diversa. Botola ne aveva abbastanza. Il Samurai, con un gesto vago, gli fece cenno di proseguire. Abbiamo le carte. Praticamente, li teniamo per le palle. Il che ci rende intoccabili, e quindi… — Quindi? Il Botola rise, compiaciuto della battuta che lo riportava ai tempi del Libanese, il fondatore della banda.

E forse non aveva tutti i torti. Il Samurai annuí e si mise a caricare la pistola. E infatti, queste cartucce che vedi sono Borghi, fabbricate a Buenos Aires nel Avvelenati dal clamore di un colpo cosí magistrale, gli uomini in divisa convogliarono a Roma i migliori investigatori.

Per spezzare il filo.

Quella sera erano almeno in quaranta, quasi tutti giovanissimi. Figli delle curve dello stadio Olimpico, divisi dal tifo ma uniti — questo almeno faceva loro credere il Samurai — da una fede comune. Le curve. Il futuro di Roma. Il Samurai riponeva grandi speranze nei suoi ragazzi. Gente agitata, gente che non aveva niente da perdere e fremeva per prendersi tutto. Si trattava di costruire una rete a piccole maglie. Ciascuno doveva essere impiegato secondo le proprie qualità: cani da strada e professionisti in doppiopetto.

E tutti, tutti sarebbero stati fedeli. Perché il gesto trova in sé stesso la propria giustificazione, etica, estetica e religiosa, e tanto deve bastarvi. Che ciascuno di voi mediti su quanto ha appena ascoltato. Ci rivediamo il mese prossimo.

I ragazzi sciamarono via, scambiandosi commenti entusiasti ma a mezza voce, per non disturbare la concentrazione del Samurai, che, a occhi chiusi, si massaggiava le tempie, come prostrato dallo sforzo oratorio. Permetti una parola?

Il Samurai aprí gli occhi con un sospiro. Marco Malatesta. Un ragazzaccio di Talenti ricco di cuore, fegato, e, soprattutto, cervello. Uno dei suoi preferiti. Un potenziale erede designato. Ora, se volessi spiegarmi… — Tu non sei un maestro. Tu sei solo un bastardo! Stai ragionando come un piccolo-borghese. Tu sei questo!

E certo! Sei uno spacciatore, Samurai. No, non uno spacciatore, il capo di tutti gli spacciatori. Ci hai mandato in giro a spaccare le teste degli spacciatori. Libera concorrenza? Il Samurai sorrise, poi agí, fulmineo. In un istante, la pistola era finita tra le sue mani. Il ragazzo si abbatté mugolando.

E non ti servirebbe a niente chiedere pietà. Io ci credevo in te, Samurai, credevo nelle cose che dicevi. Cambiare questa città, cambiare questo mondo marcio, la nuova morale. A te questo mondo marcio va benissimo, tu ci sguazzi dentro, tu sei il traditore! Semmai, un cattivo maestro. Non sono riuscito a insegnarti niente. E la mia punizione sarà di lasciarti in vita.

Il ragazzo si rimise in piedi a fatica; aveva la vista confusa, la testa pulsava di battiti insopportabili. Ti ricorderà chi sei, da dove vieni e che cosa hai fatto. Roma, ai giorni nostri I. Ne ho preso uno proprio sulla pelata!

Uh, sí, bello, guarda, guarda in cielo, pigliatela coi gabbiani e le cornacchie… io sto sopra e tu stai sotto… hai capito, ora, come funziona la vita? Ma niente. Lo zoccolume doveva essersi appisolato. E certo. Le aveva sfiancate, quelle due. Mica scherzi: stiamo parlando di Pericle Malgradi!

Chista è roba speciale, bambina mia, roba di prima scelta, preparata con le sue sante mani da mio fratello Temistocle. Ma vaffanculo! Ora Sabrina aveva rotto. E che, la teneva solo lei, a Roma? A Roma, dove si nuota nel pelo! La prossima volta, due negre. No, meglio: due negre e un trans.

Il minimo sindacale, dopo tutta una vita spesa al servizio della comunità.

Non era mica ricchione, lui! Guardate che ce ne sta pure per voi. Ancora silenzio. E basta! Un capogiro violento lo fece barcollare. La roba stava salendo al cervello. Mentre il cocktail erettile cominciava a fare il suo effetto, un gaio senso di invincibilità lo pervadeva. Tutti blateravano di spread, spending review, moralità… e che cazzo! Noi staremo sempre sopra, e i miserabili sotto. Ah, il brillantino. Un piccolo gioiello conficcato nel buchino, quello di dietro.

A Malgradi piaceva sfilarglielo con la lingua. Preliminare da sultano! Ma figurati se a Pericle Malgradi, the Number One, gli andava a capitare una simile sfiga. Sabrina lo fissava, pallida e tesa. Ma che gli era preso a Sabrina? E perché strillava tanto? Madonna santa! Verde era diventata la slava, verde come una cima di cacioffula a fine stagione.

Boccheggiava riversa sulle lenzuola di raso nero, e un rumore di fondo malsano risaliva dai polmoni ogni volta che il petto si alzava e abbassava nello sforzo del risucchio. Me more! Incapace di muoversi. Incapace di prendere una decisione. Incapace di parlare. Mentre il torpore della coca svaniva e la lucidità isterica delle amfetamine montava, in rapida sequenza gli passarono davanti agli occhi le conseguenze.

Donna Fabiana, moglie e madre, devota alle Oblate Figlie della Vergine. I suoi elettori del collegio della Calabria jonica delusi e irritati. Lo scandalo. La miseria. La galera. Vui cca nun siti mai vinuti! Io non vi conosco! Dobbiamo chiamare aiuto! Io me ne vado, cazzo! Albergo La Chiocciola, hôtel de charme. Ah, parlava pure la zoccola. E si permetteva di insultare. Ma come? Ti porti dietro questa encefalitica che magari ci ha pure qualche malattia e ancora parli?

Che ci hai qualche idea, troia? Sabrina si riprese il cellulare e fece una chiamata. Era piccolo, butterato, brutto come il debito. Meglio di quanto aveva osato sperare quando aveva risposto a Sabrina.

Purché non si mettesse a frignare come un pupo. Soprattutto, come dirlo. E per i ringraziamenti… avoja quanto tempo ci avrai! Con un sospiro, si misero al lavoro. Il piano era di scaricarla in un posto che Spadino conosceva bene.

Un posto sicuro. Si doveva dunque farla uscire senza che il portiere della Chiocciola, le cameriere o eventuali sconosciuti incontrati strada facendo sospettassero che la ragazza era morta. Ma anche rivestita e cosparsa di profumo — la serata era calda, e già si cominciava ad avvertire un odorino sconveniente — la lituana sapeva inequivocabilmente di cadavere. La misero in piedi, sorreggendola ciascuno da un lato.

I movimenti erano impacciati, si vedeva chiaramente che non era lei a camminare, ma loro due a trascinarla. Il ragionamento filava.

Si avviarono. Il corridoio del quarto piano era deserto. Si ritrovarono quasi senza sforzo nella hall. Prima di mettersi a rigare dritto, aveva conosciuto anche lui una breve stagione sulla strada. Nello stadio di Bari la mafia di Valona aveva fatto il resto: sua sorella era andata a battere e lui si era dato da fare nel settore del recupero crediti. Il che equivaleva a terrorizzare padri di famiglia, spaccare ogni tanto qualche osso, punire puttane riottose. Roba cosí. Poi le cose erano cambiate, certo, ma ci sono ricordi che non si possono cancellare.

Era morta. Ma, tanto premesso, che fare? Dunque, ragioniamo. E a lui, Kerion, che gliene veniva? Malgradi lo aiutava a farsi strada in Italia, ma lui in cambio garantiva la massima discrezione alla sua turbolenta vita sessuale. E i patti, si sa, non sono eterni. O, quantomeno, si possono sempre ridiscutere. Al momento opportuno, tutto questo gli sarebbe tornato utile. Spadino e Sabrina scaricarono il cadavere alla riserva naturale della Marcigliana, pochi chilometri prima di Monterotondo Scalo.

Anzi: tu a me manco me conosci, chiaro? Quel che è fatto è fatto. Sabrina si mise al lavoro. Cani selvatici. Gli passarono una gentile segretaria. E poi chi la deve rialzare, Malgradi? Ma fammi il piacere! Lo fecero passare con un cenno di saluto. Una mora vaporosa e sorridente gli si fece incontro.

Posso aiutarla? I due sembravano nel pieno di una discussione tanto animata quanto delicata. Se intanto volesse conferire con lui… — Facciamo che mi prendo un caffè. La mano con le unghie laccate di azzurro di una delle due volontarie gli spinse davanti un espresso. Una passione. Non un lavoro. E tu che ti mangi la sera? Nonostante i due si sforzassero di mantenere un tono di voce sommesso, riusciva a percepire la conversazione.

Il tipo piativa una casa. Non gli andava bene niente. Ma quante cazzo di case ci avevano a disposizione? E di chi erano? Tutte di Malgradi? Al primo caffè ne seguí un secondo, poi un terzo. A Spadino cominciava a montare il sangue alla testa.

Fece il suo ingresso un generale dei vigili urbani in divisa. Ma tu vedi!

Suburra: La Serie

Questa storia delle assunzioni per gli esercizi commerciali sta diventando un tormento. Ma le pare che io non posso dare un bel calcio in culo a un commesso se il negozio è vuoto? Ma dove siamo? In Corea del Nord? A me la gente serve se guadagno. A casa. Altro che liquidazione, ferie non godute. Ho presentato un emendamento che discuteremo con la prossima Finanziaria.

Dobbiamo liberare il paese dalla dittatura dei sindacati. Diritti, diritti… Basta che la sinistra si riempie la bocca di questa parola. E i doveri? Dove li mettiamo i doveri? Lei mi garantisce? Risero tutti di cuore. Finché Malgradi non lo vide.

Quello della Chiocciola. Come tutti i buoni amici. Regola numero due: i favori si ricambiano. Quindi, da oggi la roba la prendi da me. E non da quegli stronzi di Ostia che ti parano pure il culo qua di fuori. Tieni, qui nello zaino ci sono i tuoi profumi. Diciamo che ci pippi tu e le tue amiche per una settimana. E diciamo che fanno cinquemila. Ché è meglio. Tu prepara i soldi. Cominciamo con cinquemila a settimana.

Se poi fai qualche festa, io ti posso coprire di roba. Ah, tanti saluti dalla nostra comune amica. Ti ricordi di Sabrina, vero? Malgradi lo seguí con lo sguardo finché lo vide uscire su largo dei Lombardi. La sua voce tremava, ai confini del piagnisteo. È uno de Cinecittà. Si è presentato qui in fondazione. Si è messo a sbraitare davanti a tutti che io e lei… ecco, sí, insomma… Che certe cose ora vanno fatte solo con lui.

Ecco, vede, volevo un suo consiglio. Perché, ecco, non vorrei altre seccature. Questa è gentaglia che magari parla in giro. Faccia che è già risolto. Squisito come sempre. Al solito posto. Cazzo, che bel nome. Era cominciato come uno scherzo quando, a Ostia, da pischello sbancava nelle sale biliardo tra Levante e Ponente. Quando lo chiamavano ancora Cesare, il nome che gli aveva dato suo padre. Quello lo conoscevano tutti e tutti evitavano anche solo di pronunciarlo.

Era cominciato quando prima di ogni partita, prima di affondare la stecca, si era messo a sollevare dal tavolo verde la palla — la numero 8, sempre quella — lasciandosela rotolare sulla coccia precocemente calva.

Poi era diventata una cosa seria. Molto seria. Lui era diventato una persona seria. Padrone di Ponente a soli trentacinque anni. Qualche merda continuava a dire che il merito non era suo. Dicevano che se non fosse stato per zio Nino, a Ostia di lui e della sua famiglia non sarebbe rimasta neanche la puzza.

Va bene, Nino e Libano si erano apparati e gli Adami erano sopravvissuti anche alla banda. Libano era morto. Dandi era morto. Zio Nino invece aveva messo i capelli bianchi e, nel vuoto, era rimasto il solo padrone del litorale. Coca, hashish, eroina. Napoletani, siciliani, calabresi. Poi — siccome le cose si fanno come si deve — la famiglia si era allargata. Era il primogenito dei Sale, antica famiglia di Ponente, tra le prime a essere deportate a Nuova Ostia dalle borgate di Roma, un matto scocciato.

Denis aveva sposato una discendente degli Anacleti, i padroni di Roma Est. Un matrimonio durato poco, datosi che la poverina era finita contro un pino della Colombo su una Mercedes Slk.

Comunque, Adami, Sale, Anacleti, mica cazzi. Il capolavoro di zio Nino. Tre famiglie e mezza Roma in saccoccia. Da est a ovest.

Suburra – La Serie Film Completo In Italiano Download Gratuito Hd 720p

Eur, Axa, Infernetto, Casalpalocco e Ostia, di qua. Ventotto chilometri di raccordo anulare che sembravano la corona di una regina. Stava a bottega da cinque anni, ormai. Associazione per delinquere e traffico di stupefacenti.

Ma doveva stare tranquillo. Ormai ci pensava lui, Ernummerootto. Era lui il capo, ormai. E per questo Spadino aveva chiuso.

I pini di Coccia di Morto gli si pararono davanti come le quinte di un teatro. Buio alle spalle. Buio di fronte. Quel posto glielo aveva fatto scoprire suo padre da bambino. Se ne andavano insieme lí sotto al tramonto con una radiolina modificata e si sintonizzavano sulle frequenze della torre di controllo.

Ascoltavano i colloqui fra la torre e gli aerei in decollo e atterraggio.

Potevano scoprire chi arrivava da dove e chi partiva per dove. Bei tempi. Poi il Libano aveva parcheggiato papà, e lui le basse frequenze aveva imparato a usarle soltanto per ascoltare la madama. Spadino era rimasto al volante, con il finestrino abbassato. Come fa quel comandamento? Malgradi, ora, è roba mia.

E io ho fatto le grandi pulizie. Ti basta come giustificazione? Fu questione di secondi. Non avvertí neppure troppa resistenza. Picchiando quella testa, ormai poltiglia, contro il tronco. Erano passati cinque minuti, forse. Mai girare senza benzina di riserva.

Fece rapidamente retromarcia mentre la Smart e il suo conducente diventavano una palla di fuoco.

Scaricare Hurricane - Il grido dellinnocenza il film completo

Ci hai ragione. Io e te nun avemo niente da disse. Aveva assunto il comando della sezione anticrimine da appena due settimane e da due settimane aveva ricominciato a fumare le sue Camel light, gettando al vento tre anni di faticosissima astinenza. Gennaro Sapone. Una faccia anonima, da impiegato. Era uno dei peggiori killer di Scampia. Da quel giorno Sapone era sparito. Lo cercava la gente del quartiere. Lo cercava lo stato. Quindi lui, Marco. E ora, se la soffiata era giusta, la corsa stava per finire.

Su quel binario. Era la prima, vera operazione da quando Emanuele Thierry de Roche, il generale comandante del Ros, lo aveva richiamato in sede, restituendolo alla sua Roma dopo undici anni di vagabondaggi con le missioni diplomatiche della Msu, la Multinational Special Unit.

Si conoscevano da una vita, lui e Thierry. E Marco, che a Emanuele doveva tanto, forse tutto, non aveva ancora capito perché fossero diventati amici, loro, cosí diversi.

Thierry alto, asciutto, formale, ultimo discendente di Luciano Bonaparte principe di Canino, pronipote di Napoleone il Grande, pensa te, e Marco. Che per tutta la vita sarebbe rimasto un ragazzaccio di Talenti.

Forse perché su una cosa la pensavano allo stesso modo: Roma andava salvata. Soprattutto da sé stessa. Le ventitre. Un finto capotreno in testa alla pensilina. Uno spazzino in coda. E, in mezzo, un ambulante posticcio che armeggiava nella cesta delle bibite. Gli sportelloni si aprirono. Troppa gente. Malatesta conosceva bene quella sensazione. E fu allora che Sapone scese. Marco lo capí dal rumore dei due colpi di calibro 38 esplosi a casaccio dalla pistola che il napoletano stringeva nella destra e che precedettero di qualche istante le grida di una giovane madre.

Sapone li aveva sgamati. I ragazzi di Malatesta si ripararono dietro i pilastri che sorreggevano la pensilina e puntando le armi di ordinanza intimarono una resa impossibile.

Il marito della sindaca e la tv: «L’unico Matteo è nostro figlio»

Getta la pistola! Venite, se tenite curaggio! La bambina piangeva. La madre urlava. Gli altri passeggeri si affrettavano a dileguarsi.

Situazione di stallo. Gli ordini, in questi casi, erano precisi e inderogabili. Bisognava ripiegare. Evitare a qualunque costo danni ai civili. I militari abbassarono le armi.

Marco scosse la testa. Ci sono cose che vanno fatte, e basta. Perfettamente bilanciato, il braccio destro lungo il corpo stringeva la Beretta. Non ti muovere, cazzo! Non rispose. Sapeva di non dover sprecare troppo fiato.

Le parole dovevano solo fargli guadagnare qualche frazione di secondo. O accido a te o alla guaglioncella! Sapone avrebbe ucciso la bambina. Questa era la verità. Ci sarebbero state polemiche a non finire, certo. E quasi sicuramente un provvedimento disciplinare. E come sempre, Marco avrebbe tirato dritto per la sua strada. Diede le spalle alla donna per occuparsi del camorrista che i suoi stavano medicando.

Le possibilità erano tre, pezzo di merda. E la terza è toccata a te. Smart bruciata. Cadavere carbonizzato. Vai e dimmi. Qualcuno aveva pensato di costruirci il nuovo stadio della Roma.

Chi sa se era una buona idea. Una funivia. E perché non una stazione termale, e campi da sci con la neve artificiale? Conosceva come le sue tasche la scena del crimine. A Coccia di Morto lo portava il padre da ragazzino. A vedere gli aerei. Su cui non aveva mai fatto mistero lo sognasse un giorno comandante. Povero papà! Gliene aveva fatte passare di tutti i colori. Lo aveva odiato. Lo aveva distrutto. E solo troppo tardi si era reso conto di quanto fosse stato ingiusto con lui.

Un vero bastardo. Capí che era arrivato dalla puzza. La carcassa calcinata della Smart galleggiava in un tappeto di fango, acqua e schiuma antincendio non ancora rappresa. Aveva imparato a fare cosí dal primo cadavere che aveva dovuto raccogliere, un cinese nel canale di scolo di una conceria clandestina. Doveva camminare prima di presentarsi di fronte alla morte.

Alba era giovane, determinata, desiderabile. Ma era innamorata. E questo, per Marco, era un problema insolubile. Rivolse lo sguardo verso la carcassa della Smart e fece cenno alla Bruni di seguirlo. Fu investito da un lezzo di carne e plastica fuse insieme. Per il resto, il fuoco aveva cancellato tutto. Avete guardato qui intorno? Oltre ai denti abbiamo altro? È un pantano.

Comunque, hanno spento la macchina in tempo per salvare una delle piastrine del telaio. Se siamo fortunati dovremmo riuscire almeno a risalire a chi è intestata la Smart.

E, a un primo esame visivo, appartengono al cadavere. Dovremmo avere i risultati in un tempo ragionevole. Malatesta annuí lentamente. Almeno per il momento, generale. Anche perché siamo a caro amico. Ancora non sappiamo se il cadavere è di un uomo o di una donna.

Come al solito, nella storia di Sapone, te ne sei fottuto degli ordini… — Se fossi stato tu al mio posto… — Guarda che il mio è un complimento, mica un rimprovero.

La Bruni sorrise. Qualche giorno dopo la morte della lituana, Sabrina aveva ricevuto una telefonata. Sono stato chiaro? Tu dimenticati tutto e continua a vivere in pace. Continua cosí. Sabrina era una ragazza pragmatica. A diciassette anni aveva già ripetuto due classi al tecnico commerciale. I libri le facevano schifo. Doveva inventarsi qualcosa, o sarebbe presto finita come quel sacco informe di sua madre, una fallita che si spaccava la schiena a insaponare la testa di vecchie stronze per quaranta euro al giorno in nero.

Ma da dove cominciare? Se si guardava intorno, nel quartiere, a scuola, fra le amiche, vedeva solo apatia e miseria. Pochi soldi, ma per una pizza e una canna sempre meglio di niente.

Cosí non si poteva andare avanti. Ci voleva una svolta. Sandro aveva organizzato in suo onore una festa al Palacavicchi, la megadiscoteca alle porte di Ciampino. Lei aveva accettato.

Tutto, meglio di quella serata assurda. Lui si chiamava Enzo e faceva il broker per un pool di compagnie assicurative. Scoparono, aiutati da uno schizzo di coca. Era la prima volta che Sabrina provava la coca. Le piacque. Sabrina poteva mettersi a piangere. O a ridere. Sabrina poteva ribellarsi o rammaricarsi. A lei la scelta.

Sabrina comprese, in quel preciso momento, che la mano pietosa del destino la stava sollevando dalla miseria per offrirle un luminoso futuro. Quella era la svolta. Quella la vocazione. Chiama quando vuoi. Se hai qualche amico da mandarmi, è il benvenuto. Ma Sabrina era una ragazza pragmatica. Non pensava certo di invecchiare smarchettando. Ancora tre anni e poi basta, stop.

Avrebbe aperto un posto tutto suo. Un bar. O un negozio di parrucchiera, perché no.

E magari alla cassa ci poteva mettere mammà. Ma ora, buonanotte. Il telefonista era stato chiaro. Molto chiaro. Malgradi aveva mosso le sue leve. Avrebbe dovuto avvisarlo? Ma perché, poi? Spadino era un pezzo di merda come tutti gli altri. E se non fosse bastato?

Se avessero deciso che lei rappresentava comunque un pericolo? Sarebbe stata sufficiente, come metamorfosi? E intanto, come si metteva con gli affari? Aveva un debole per Sabrina, e non solo per lei: a furia di frequentare gli uomini, aveva imparato a odiarli.

Le donne, loro, erano, e sempre sarebbero state, sorelle. Erano ammesse solo donne. Non ho ancora abbastanza da parte per potermelo permettere. I comunisti? Ma quelli ci odiano! In fondo, lei non era ancora arrivata a quel punto. Nonostante il buio, la sabbia nera di Ostia Ponente era ancora tiepida.

Municipio XIII. Cooperativa sociale di interesse pubblico. Concessione demaniale n. Handicappati e regazzini, seeh! Cooperativa, seeh! Con gli arenili non si scherzava. Quegli ottocento metri di spiaggia chiusi a nord dal frangiflutti del porto turistico valevano oro.

Come ogni metro di spiaggia da Ponente ai cancelli di Capocotta. Semo o no padroni a casa nostra? Il Waterfront, gli aveva spiegato un giorno il Samurai, sorridendo. Boardwalk Empire. Atlantic City, Italia. Pensa, prova a pensare. Sforzati di elevarti dal marciapiede, ogni tanto. Almeno qualche centimetro.

Delle donne sono state assassinate a nord di New York, i loro corpi trovati misteriosamente appesi e incatenati. Riley, ancora scioccata dal suo ultimo caso, è Non ha alcuna identificazione nazionale e nessuna identità aziendale.

Se la tua vicina ti dice di non gradire la presenza della tua neonata alla sua cena — niente di personale, intendiamoci — ebbene passi, semplicemente non sopporta i bambini che piangono. Esistono i baby monitor apposta, e sarà sufficiente controllare la piccola ogni mezz'ora, in fondo è soltanto al di là della porta accanto, nella sua culla. Ma se la A turno, ognuna di loro è costretta a scavare per dare sepoltura a un cadavere. Ma si tratta di una buca piccola: il corpo non è quello di un adulto.

Una vita innocente è stata sacrificata per siglare un oscuro patto di sangue. E il segreto che lega i presenti è destinato Nella villa dei Morlupo tutto tace, le luci sono spente, nessuno attende regali, ma notizie della piccola Mila, scomparsa quella mattina nel bosco di Mompiano. Il profilo inconfondibile di Dante che ci guarda dalla copertina è il motore mobile di un thriller che di "infernale" ha molto.

Il ritmo, prima di tutto, e poi il simbolismo acceso, e infine la complessità dei personaggi che conducono a un esito raro per i romanzi d'azione: instillare nel lettore il fascino del male, addirittura la sua salvifica necessità La giustizia non interessa a nessuno. La gente vuole un mostro E io le do quello che vuole. L'ispettore Harry Hole della squadra Anticrimine di Oslo viene mandato in Australia per collaborare con la polizia locale e in particolare con Andrew Kensington, un investigatore di origini aborigene tanto acuto quanto misterioso.

L'inchiesta si rivela subito complessa: l'omicidio Da quel terribile Un nuovo serial killer, il Compositore. Uno scenario inedito, Napoli. L'ultimo emozionante caso di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs. Un uomo viene prelevato con la forza a pochi isolati da Central Park e caricato su un'automobile. Unica testimone una bambina, unico indizio un cappio abbandonato sul marciapiede, realizzato con una corda per strumenti musicali A New York potevi aspettarti che finisse in galera chiunque.

Il sindaco, il presidente degli Stati Uniti, persino il papa. Chiunque ma non il poliziotto eroe Dennis Malone. Lo sbirro che aveva messo in piedi la migliore unità dell'NYPD.


Articoli popolari: