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SCARICA PULSIONALE

Posted on Author Zulugami Posted in Multimedia


    La pulsione è un concetto sviluppato da Sigmund Freud per dare una spiegazione ai moventi e spingendolo a sviluppare quei comportamenti che permetterebbero una scarica della tensione provocata dalla spinta pulsionale. Freud usò il. In ambito psicologico il termine pulsione (dal latino pulsio, derivato da pellere, una meta che rappresenta l'azione di scarica o di soddisfazione della tensione. La meta, infine, è ciò che conduce al soddisfacimento della pulsione; è l'attività provocata dalla pulsione e che porta alla scarica, alla riduzione della tensione. gratificazione pulsionale (scarica dell'eccitamento). − La libido cerca L'oggetto è ciò che permette alla pulsione di gratificarsi (scarica dell'eccitamento). −.

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    La persona è una e intera. E dunque non ha nemmeno senso che esistano tante psicoterapie: corporea, cognitivista, gestaltica, bioenergetica, reichiana! Partendo dal pensiero della Psicoterapia Funzionale, vedremo come diversi approcci psicoterapeutici concepiscono e utilizzano questi concetti nella teoria e nella loro pratica clinica.

    La nostra intenzione è iniziare ad elaborare un glossario, punto di riferimento per la comprensione e per uno scambio teorico e metodologico fra i diversi Modelli psicoterapeutici. Questi desideri dirigono i comportamenti, ed è impossibile eludere la soddisfazione della pulsione sottostante.

    Diversi modelli psicoterapeutici come la Bioenergetica di Lowen e alcune tecniche come per esempio Il grido primario di Janov, il rebirthing, la catarsi propongono questo principio di carica-scarica di tensione come uno dei fattori determinanti di cura e di cambiamento.

    La vera e propria prova di questa tesi Freud la cerca sul piano delle speculazioni biologiche circa il comportamento delle cellule.

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    Il metabolismo degli organismi biologici viene interpretato come manifestazione di un'ipotetica coppia di pulsioni elementari, Eros e pulsione di morte, attive a livello delle singole cellule. La nozione di pulsione, intesa come tendenza al ritorno ad uno stato precedente inorganico, diventa la forza fondamentale di tutta l'attività degli organismi.

    Ma come fa a rientrare in questo schema che si addice prevalentemente alla pulsione di morte Eros o la pulsione di vita? Eros è infatti tendenza all'integrazione. Per poterla dedurre dal concetto generale di pulsione, ossia di ritorno ad uno stato precedente, deve far ricorso al mito dell'androgino, come entità integrata cui Eros tenderebbe con la sua attività.

    La confusione tra piano speculativo e piano della spiegazione dei dati ha prodotto solo una pseudo-teoria. I concetti clinico-psicologici mantengono invece una loro validità indipendente coazione a ripetere come fatto clinico, senso di colpa ecc. L'Es consiste nelle rappresentazioni psichiche delle pulsioni istintuali, fonte di energia dell'intero apparato.

    L'energia è di due specie: distruttiva, derivante dalla pulsione aggressiva; libidica, proveniente dalla pulsione erotica. I due tipi di energia sono sempre, in varie proporzioni, fuse.

    L'Io: all'inizio della vita l'apparato psichico funziona nel modo caratteristico dell'Es, si preoccupa solo di soddisfare desideri, scaricando le tensioni in modo immediato. L'Io è dapprincipio costituito da un gruppo di funzioni sensoriali e motorie che gli permettono di servire l'Es e i suoi desideri in collegamento col mondo esterno.

    Più tardi l'Io diventa capace di esercitare un controllo sui desideri pulsionali e addirittura di opporvisi, usando misure come la rimozione.

    Nello sviluppo dell'Io entrano in gioco: 1- maturazione del sistema nervoso 2- prime relazioni oggettuali soddisfacenti con le persone dell'ambiente che permettono la gratificazione e la frustrazione in proporzioni adeguate. Queste prime esperienze sono importanti per le identificazioni vitali che ne conseguono.

    Scuola di Psicoterapia: Bisogni o Pulsioni?

    Una tappa significativa nello sviluppo dell'Io è l'acquisizione del linguaggio, processo che facilita il pensiero. Un'altra tappa è l'acquisizione della capacità di esame di realtà, ossia della capacità di distinguere tra fatti esterni e fantasia interna. La censura psichica opera su due zone di confine tra inconscio e preconscio e tra preconscio e conscio. Ma questo non è un processo conscio, ma un'attività inconscia, automatica, priva di consapevolezza.

    Il rimosso preme per riaffiorare alla coscienza, a costo di apparire sulla scena consapevole, completamente deformato. Il modello economico parte dal presupposto che le rappresentazioni psichiche delle pulsioni abbiano un investimento energetico che l'apparato psichico tende a mantenere il più basso possibile. Nell'inconscio una carica energetica passa da una rappresentazione all'altra, lungo catene associative, energia libera mentre nella coscienza ogni carica tende a rimanere legata alla rappresentazione conveniente.

    Lo slittamento dell'affetto non è casuale, ma risponde ad una logica, la stessa che si coglie nella sintassi del sogno.

    Modello del deficit

    Nell'inconscio, il movimento delle cariche affettive da una rappresentazione all'altra, è retto dal principio di piacere, infatti le cariche affettive tendono ad investire prevalentemente le tracce di memoria di precoci soddisfazioni. Nella prima topica, Freud distingue inconscio preconscio e conscio. Nella seconda topica distingue es, io e super io. Freud descrive l'inconscio come un archivio dove continuamente si accumulano contenuti psichici di cui è rifiutato l'accesso alla coscienza rimosso , ma soprattutto come una tipografia dove i testi si producono e riproducono.

    Il rimosso sedimentato e quello in formazione non si sovrappongono alla cieca, ma secondo un principio, un preciso sistema associativo. Inconscio, preconscio e conscio non corrispondono a nessuna localizzazione anatomica, ma sono parti di un modello teorico. I processi psichici inconsci in sé sono inesistenti, ma ricostruibili attraverso i loro derivati: sogno e sintomo.

    Il nucleo dell'inconscio è costituito da precoci esperienze infantili sottoposte prima alla rimozione originaria e poi a quella secondaria che conclude la prima infanzia e inaugura il periodo di latenza.

    Recuperare l'inconscio significa quindi reintegrare i primi vissuti, completare la nostra storia, accettare il bambino che è in noi; ma non basta trasferire i contenuti dell'inconscio nella coscienza, perché sono qualitativamente diversi e si parlerà allora di traduzione. L'inconscio tende all'identità di percezione. Nell'inconscio le tracce mnestiche sono di cose, cioè di percezioni visive, mentre nelle altre topiche prevalgono le percezioni di parole, cioè auditive.

    Identità di percezione significa riattivare il ricordo degli oggetti che provocarono le prime esperienze di soddisfacimento, là dove il sistema preconscio tende all'identità di pensiero.

    Impasti e disimpasti pulsionali

    Il preconscio non possiede la qualità della coscienza, ma si distingue dall'inconscio perché la sua energia non è fluida, ma legata ed il suo funzionamento è retto dal processo secondario. Nel passaggio dal preconscio al conscio vi è una seconda censura in cui i rappresentanti pulsionali non vengono deformati, ma selezionati.

    Questo sbarramento, che controlla anche la scarica motoria, è il responsabile del mantenimento del livello di attenzione. Nei bambini molto piccoli agisce principalmente il principio del piacere, in quanto il soggetto è volto al soddisfacimento dei bisogni e non è in grado di tenere in considerazione i vincoli e le pressioni esterne; nel corso della crescita aumentano il contatto con l'esterno e la consapevolezza e prende man mano il sopravvento il principio di realtà che porterà a soddisfare alcune richieste, a evitarne altre, a tenere in primo piano non più le esigenze individuali, ma il rapporto tra l'individuo stesso e l'ambiente in cui è inserito.

    Attualmente, in ambito psicoanalitico l'impostazione freudiana è definita 'teoria del conflitto' per indicare la dinamica caratterizzante, da un lato, le richieste pulsionali che fanno parte del mondo inconscio, e, dall'altro, la presenza di ostacoli che possono provenire o dall'individuo stesso, sotto l'azione dei processi razionali, o da norme morali sentite dall'individuo come impositive ed esigenti, o ancora da precise richieste della realtà esterna Gabbard Fechner che ipotizzava il ritorno di tutti i processi vitali verso l'inorganico.

    Questo orientamento, presente nella stessa natura, avrebbe lo scopo di eliminare gli stati di tensione. Adler Quest'ultimo aveva postulato l'esistenza di una pulsione aggressiva, per spiegare la posizione del bambino molto piccolo di fronte a un ambiente percepito come ostile. Il bambino, infatti, si trova alla nascita in una condizione di inferiorità rispetto alla realtà esterna ed è costretto a lottare per ottenere il proprio soddisfacimento.

    La pulsione aggressiva si attiverebbe quando l'individuo entra in rapporto con le richieste dell'ambiente. Nell'ottica adleriana, si avrebbero cioè comportamenti aggressivi, in senso patologico, solo quando la lotta che l'individuo intraprende per affermarsi non tiene adeguatamente conto della società e degli altri individui. In questo caso, il comportamento aggressivo entra in contrasto con il naturale bisogno di ogni essere umano di ottenere gratificazione affettiva e di entrare in relazione con gli altri.

    Attualmente, le correnti psicoanalitiche non accettano tanto l'idea di pulsioni di vita contrapposte a quelle di morte, ma piuttosto concordano sul fatto che in tutte le manifestazioni di comportamento si possono rintracciare sia la pulsione sessuale sia quella aggressiva, che in qualche modo operano insieme anche se bilanciate in modo diverso e se non è possibile vederle agire in modo isolato.


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